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Primo Piano

Addio ad Aldo Biscardi, l’inventore del Processo, rivoluzione del Calcio in Tv

Aldo Biscardi

Mi si chiede di scrivere un pezzo per ricordare Aldo Biscardi. Forse perché ho avuto la fortuna di vivere al suo fianco tanti anni del mitico Processo, quello oramai “personalizzato”, Il Processo di Biscardi che dopo l’intuizione che ha cambiato il calcio in TV sulle reti Rai, ha spostato la sfida sulle altre emittenti, sempre con un risultato di audience superiore a ogni aspettativa.

Dal 2000 al 2006, ho vissuto da dentro, il Processo su Telemontecarlo e poi La7.  Proprio per questo vorrei iniziare raccontando il “mio” Aldo.

Del giornalista, del conduttore, dell’inventore di un genere di successo potete leggere in queste ore moltissimo, Wikipedia e’ ben aggiornata sul tema. La rete colma di ricordi, come giusto che sia per un uomo che ha lasciato una impronta così forte in un mondo come quello del calcio, così attraente per tutti.

Il “mio” Aldo e’ innanzitutto un gran Signore. Persona all’antica. Delizioso con tutti. Disponibile. Acuto e geniale. Con intuizioni repentine. Bastava una scintilla, in mensa, poco prima della sigla di inizio che la scaletta andava all’aria e si partiva a braccio su quel filone appena “scovato”.

Sapeva ascoltare come pochi. E sapeva riconoscere il talento. Se capiva che potevi “dare” al programma ti buttava nella mischia. Ha lanciato parecchi giornalisti e personalmente ho vissuto i miei 6 anni di Processo come una avventura stupenda, un percorso di crescita personale straordinaria.

Molti lo amavano. Molti lo criticavano anche, ma non vedevano l’ora che fosse lunedì per poterlo vedere, e poi criticare. Ha scombinato tutto Aldo quando i social non esistevano. Ha sparigliato i giochi. Ha portato sul palco il calcio in ogni suo aspetto. Quello più alto con ospiti di straordinario prestigio che facevamo la coda per sedersi in studio al suo fianco, e quelli del bar sport. A lui interessava soprattutto il tifoso. Come nessun altro, Aldo Biscardi ha saputo ascoltare i tifosi, la loro “pancia” dare voce alle loro gioie, proteste, recriminazioni. Il mitico moviolone, preparato in lunghi lunedì pomeriggio on straordinaria meticolosità e senza dimenticare innovazione e ricerca. Aldo e’ sempre stato avanti. Sistemi sofisticati, sempre per dare qualcosa di più e prima degli altri. La ricerca dell’eccellenza e’ sempre stata la sua ispirazione. Non crediate che quel Processo fosse solo un insieme di persone che si parlavano addosso. C’erano studi, tempi, scelte, riflessioni. Tutto non avveniva per caso.

La forza del Maestro era soprattutto questa. Biscardi straordinario architetto e regista del Processo, prima ancora che conduttore.

Voleva la Moviola in campo. A tutti i costi. E io ingenuo che gli dicevo. “Aldo con la moviola in campo ci giochiamo il Processo…”. E lui sornione. “Tranquillo che qualcosa ci inventiamo. Il calcio farà parlare sempre e comunque”. Intanto ha vinto lui. Chiamatelo al maschile o al femminile, ma il VAR e’ quello per cui Aldo ha lottato per tutta la carriera, per tutta una vita.

Le bombe di mercato gli piacevano, sapeva che stuzzicavano la fantasia della gente. Le teneva sapientemente per la chiusura della trasmissione, in un crescendo di anticipazioni da “bava alla bocca”. Come ti teneva incollato lui allo schermo, nessuno. Un dono naturale. Lui sapeva se quello che stava succedendo piaceva o no. Se capiva che era molla, interrompeva in un minuto e mi passava la palla per rilanciare forte su uno dei mille altri tempi pronti. In ogni pausa veniva a controllare le mail. La voce del popolo lo ispirava. Ha sempre voluto capire la gente, dare voce ai tifosi, far sentire loro il Processo.

Un giorno in mensa parlavamo delle mie multe sulla Genova-Milano e dei tanti punti che mi stavo giocando sulla patente. Gli feci una battuta. “Aldo la patente a punti ci vorrebbe per gli arbitri, sai quanti ne fermiamo…”. Detto fatto. Un’ora dopo il Processo  apriva con la novità: la Patente a Punti per gli Arbitri di Serie legata al Moviolone e agli errori accertati.

E poi gli studi tra Milano e Roma, quello di Torino. La lungimiranza di un uomo che era sempre avanti. E tutti che provavano a imitarlo, magari dopo averlo aspramente criticato.

E quell’autoironia che lo rendeva unico. Ricordate la mitica pubblicita’ del corso di inglese con Aldo che chiude col famigerato Donghiu’ ? Beh lo aveva aggiunto lui al copione. Anche copy geniale… Così come impareggiabile e’ la sua interpretazione nel film “L’allenatore nel Pallone” con il mito Oronzo Cana’.

Sempre sul pezzo. Con una energia incredibile. Amava il suo lavoro, amava la sua squadra. Capace di stimolare chi gli stava al fianco come pochi condottieri. Ispirato e meticoloso. Ogni dettaglio era da lui studiato. Ogni ospite scelto. Sempre con l’obiettivo di creare pluralità di voci, contrapposizione.

“Non vi accavallate…”, aizzava sorridente ma con la mano sotto il tavolo caricava. Altroché se gli piacevano i botta e risposta… perché sapeva che piacevano alla gente. Ricordo la prima assoluta del neo presidente Lotito al Processo con Zamparini, habitué del programma. Uno show incredibile tra latinismi e non…

Aldo Biscardi amava le storie. Voleva inventare sempre qualcosa di nuovo. Un anno mi fece girare nelle case della gente. Portavamo il Processo nel soggiorno degli italiani. Girai il paese ogni lunedì in una casa diversa per dare voce al suo pubblico, al pubblico del calcio.

Tanti sono gli “sgub” collezionati da Aldo. Perché prima di tutto era un giornalista di razza purissima. Già dai tempi di Paese Sera. Ha avuto una carriera longeva come pochi. Ha saputo andare lontano inventando un genere e rinnovandolo ogni anno. Ha portato il bar sport in TV dando l’opportunità a tutti di parlare di calcio.

Lo ha fatto anche riuscendo a coinvolgere i figli Antonella e Maurizio che hanno condiviso la stessa passione per la professione e il calcio, producendo Il Processo in tutte le successive tappe televisive. In ogni rete confezionava sempre e comunque il record di share. Un cavallo di razza.

Chi ha lavorato con lui porta con sé non solo soddisfazioni professionali ma anche una grande carica umana. Di un uomo che aveva creato un personaggio straordinario quando la luce rossa della telecamera si accendeva. Ma che fuori onda non sbagliava un congiuntivo ed era un gran signore. Il Signore della TV, quella di tutti noi che abbiamo amato il calcio e discutere di calcio.

Michele Corti