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Primo Piano

Decentrare per coinvolgere

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Riccardo Cucchi, responsabile Sport di Radio1, ci fornisce il suo punto di vista in merito al valore della candidatura di Roma 2024 e alle possibili ripercussioni sull’Italia. 

“Nel 1960 ero un ragazzino. Ricordo le passeggiate con mio padre all’interno del villaggio olimpico. Non c’erano barriere. Chiunque poteva entrare e incontrare gli atleti di tutto il mondo che passeggiavano nei vialetti. Avevo con me una bandiera olimpica e raccoglievo autografi. E sorrisi.

Conservo ancora quel prezioso cimelio e i suoi nomi sottolineati dalla nazione di provenienza e magari dalla discilpina praticata ai giochi. E conservo soprattutto il ricordo di quei giorni. La Via Olimpica imbandierata, gli assalti di scherma all’Eur, il concorso ippico allo Stadio Olimpico. Si respirava un’aria di festa, di incontro, di amicizia. Olimpiadi irripetibili quelle di Roma 60. Lo sport non era ancora diventato un terreno di conquista del business, del terrorismo, della politica.

Mi sono domandato spesso, durante le 8 olimpiadi che ho seguito da giornalista, perchè mai un’ altra generazione di ragazzini romani non potesse vivere le emozioni vissute da me, nel 60. E, fosse solo per questa ragione, istintivamente, ho gioito alla proposta della candidatura di Roma nel 2024.   

Le reazioni immediate delle fazioni del ” no “, hanno spento un pò di quell’entusiasmo. Non siamo nel 60. L’Olmpiade spaventa. Per i costi, l’impegno, l’organizzazione, la sicurezza. Spaventa soprattutto per la storia del nostro paese, un paese purtroppo ai primi posti nel mondo per livello di corruzione e ruberie. Abbiamo paura a metterci in gioco, non tanto perchè non ci crediamo capaci. Abbiamo paura perchè siamo convinti che, spenta la fiaccola olimpica, si apriranno i fascicoli dei giudici. E di questo copione siamo tutti stanchi. Siamo un paese che non ha fiducia in se stesso. Un paese preoccupato da una crisi economica devastante che vorrebbe più impegno per uscire dal tunnel e meno sprechi. E l’Olimpiade, da qualcuno, è vista come uno spreco di risorse. Del resto Atene 2004, sembra essere lì a gridarcelo in faccia. Dopo le Olimpiadi greche, il baratro della crisi che colpisce duramente il popolo ellenico ancora oggi. Colpa delle Olimpiadi. Forse si, ma colpa anche , e di più, della corruzione che le ha accompagnate. Gli esempi postivi non sono molti. Impianti simili a cattedrali nel deserto, deficit pubblici, zero nuove infrastrutture urbane, Dopo le Olimpiadi, dicono gli scettici, rimangono solo macerie, economiche e giudiziarie.

In realtà ci sono anche esempi positivi. Barcellona ha cambiato volto nel 92. E i benefici di quel grande progetto di innovazione della città catalana, sono presenti e visibili. Londra 2012 è tornata a dimensioni più umane, dopo lo sfarzo di Pechino. E gli organizzatori parlano di conti in ordine. Anzi, dfi utili.

E se l’Italia, piegata dalle sue difficoltà, affidasse proprio alle Olimpiadi il suo progetto di rilancio? Se provassimo a iniettare un pò di fiducia in noi stessi?

E’ su questo che punta il Presidente Renzi. Una scommessa sulle nostre possibilità. Per ripartire. O perlomeno provarci.

Ma con precisi elementi di fermezza: trasparenza, regole, rigore. E uomini giusti al posto giusto. Possibilmente pieni di slancio ideale, più che finanziario. Perchè l’Olimpiade è soprattutto l’incontro tra popoli che si misurano nello sport. Poi, solo poi, è anche sponsor, investimenti, diritti di trasmissione radio e tv. Un pò di sano idealismo che metta in secondo piano le fredde regole dell’economia. Senza però trascurarle. Meglio un’ Olimpiade tutta romana? O meglio un’Olimpiade romana che guardi e parli all’ intero paese? Sono per questa seconda opzione. Decentrare per coinvolgere. Nord, sud e isole, se fosse possibile. Con l’idea chiara che i giochi sono i giochi di tutti, non solo di chi vive a Roma. Anche se dovrebbe essere Roma, marchio di altissimo valore culturale, artistico e storico, il motivo dominante. Il marchio, appunto, dei giochi del 2024.

Mentre scrivo piovono sul mio computer notizie drammatiche. Le tensioni e i morti dell’Ucraina, l’assalto e le minacce dell’Isi alla civiltà del diritto, della tolleranza e della democrazia. Parlare di Olimpiadi sembra improprio, il ricorso ad un’utopia, mentre gli uomini perseguono, persino alla nostre porte, la cultura del disprezzo della vita O forse , proprio per questo, è ancora più importante farlo. Sarebbe assai peggio arrendersi alla sconfitta. Culturale ed umana”.