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Francesco D’Aniello ad AnnuarioMediaSport.it: “Non è mai troppo tardi per sognare”

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L’argento a Pechino 2008, i tre ori Mondiali di Nicosia e Maribor. Franceesco d’Aniello, alla vigilia di Rio 2016, ci racconta qual significato assume l’Olimpiade. “Il sognare non è altro che l’essenza della vita di ogni uomo, donna o bambino. Sognare non costa nulla ed è un privilegio che niente e nessuno potrà mai toglierci. Lo si fa sempre, in ogni ritaglio di tempo. Mentre si è al lavoro, mentre si è a spasso con i propri figli e mentre si è soli con se stessi. Il sogno è linfa vitale del nostro cammino, perché il sognare ci accompagna in ogni istante della giornata. Non ci sono sogni irrealizzabili, quello che conta è la volontà e l’impegno che si investono per renderli reali. Lo dico con assoluta certezza perché a me è accaduto esattamente così! Sono nato nel marzo del 1969 e mi sono affacciato per la prima volta nel mondo del Tiro a Volo alla soglia dei miei 30 anni cimentandomi nella specialità del Double Trap. Cominciai ad interessarmi alle Olimpiadi vivendo televisivamente quelle di Sydney e prestando ancor più attenzione a quelle di 4 anni dopo ad Atene. Solo allora iniziai a fantasticare su come potesse essere viverle da protagonista e provai un misto di emozioni, una specie di cocktail in cui si mischiarono quelle più diverse, dall’eccitazione per l’impresa alla gioia della vittoria immaginata, dal timore dato dal peso della responsabilità alla delusione per la possibile sconfitta. La cosa mi elettrizzò a tal punto che cominciai a lavorare duro, sacrificando tutto me stesso per fare in modo di vivere quell’esperienza. Allenamento dopo allenamento, gara dopo gara quel sogno diventò sempre più reale e si concretizzò con la conquista del pass olimpico per i Giochi di Pechino 2008. Ce l’avevo fatta e nove anni dopo la mia prima esperienza da tiratore realizzai il mio sono chiamato Olimpiade. Ricordo ancora lo stupore di chi realizzava che avevo 39 e per la prima volta venivo chiamato a rappresentare l’Italia in un evento così importante. In pratica ho reso concreto il detto “Non è mai troppo tardi” facendolo diventare il motto della mia vita. Vita che è cambiata notevolmente per me, agente della Polizia di Stato, abituato ai “turni in quinta” a bordo di una volante, catapultato dallo sport alla scalinata di Casa Italia a chiacchierare con la pluricampionessa Valentina Vezzali sul come affrontare al meglio un evento chiamato Olimpiade.
Ricordo ogni istante, dall’arrivo a Pechino con mille paure ma con la certezza di aver dato il massimo per essere in condizione di centrare l’obiettivo di una medaglia, fino alla partenza con l’argento al collo e l’orgoglio di avercela fatta nel petto.Tra l’una e l’altra tutte le esperienze legate alla vita del Villaggio Olimpico, in cui si mangia, si respira e si vive le sport nella sua forma più bella. Il ricordo più presente nella mia testa sono i cinque cerchi olimpici che stampati, dipinti, cuciti, proiettati dovunque ti servono a continuo monito: sei all’Olimpiade, non dimenticarlo! Non me lo sono dimenticato nemmeno per un momento, soprattutto in pedana, quando piattello dopo piattello mi sono avvicinato ad un altro e più grande sogno, inconsciamente non considerato fino a li: una medaglia grande e pesante sulla quale l’olimpo faceva da sfondo alla figura della Dea Alata. La mia è d’argento.
Si, il sogno a volte si realizza e resta con te per sempre!”