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Lettera aperta al Premier: la burocrazia soffoca le società sportive dilettantistiche

conte

L’ACSI, a firma del condirettore “ACSI Magazine”Enrico Fora, invia una lettera aperta al Premier Giuseppe Conte. 

“Esimio Professor Conte,

siamo consapevoli di scriverLe in un momento estremamente delicato per le note vicende istituzionali che coinvolgono in primis il Suo ruolo di Presidente del Consiglio dei Ministri. “Sarò l’avvocato difensore del popolo italiano”: questa Sua esternazione - a seguito dell’incontro al Quirinale con il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella – è stato un incipit etico e responsabile che avvia la nuova, auspicabile stagione di dialogo, di confronto, di condivisione fra l’establishment e la società civile.

L’ACSI – che attualmente vola fra i rami eccelsi della promozione sportiva con un milione di soci ed oltre diecimila sodalizi certificati dal CONI – ha sempre monitorato il fertile humus dello sport di base che costituisce un presidio valoriale di alto profilo, integrato nelle dinamiche del territorio, per attivare processi di promozione umana e di inclusione sociale. Purtroppo una criticità endemica
frena il percorso evolutivo di uno straordinario fenomeno di costume e di massa finalizzato a conseguire il benessere psicofisico dell’individuo e ad elevare i livelli della qualità sociale per tutti. 

Pertanto, Professor Conte, sottoponiamo alla Sua autorevole attenzione l’abstract dell’articolo pubblicato dal Presidente Nazionale dell’ACSI Antonino Viti sul nostro house organ del 15 maggio u.s.: la burocrazia soffoca le società sportive dilettantistiche.

“Aumenta considerevolmente il carico di procedure, norme, “lacci e lacciuoli” e – conseguentemente – delle responsabilità in uno scenario già oltremodo oneroso fra circolari e risoluzioni ministeriali, sentenze della Cassazione e delle Commissioni Tributarie, Codice del Terzo Settore (D.Lgs. n. 117/2017), ecc.  

Tutto questo si aggiunge all’avvio del Registro 2.0 ed alla legge di bilancio 2018 mentre si è ancora in attesa della circolare che deve emanare il CONI d’intesa con INPS, INAIL e Ministero del Lavoro sulla individuazione delle prestazioni dei tecnici e degli operatori che svolgono attività presso le associazioni sportive dilettantistiche.

Sulle numerose incombenze nostrane – che condizionano l’attività e talvolta l’esistenza dei sodalizi sportivi – irrompe dal 25
maggio 2018 anche il nuovo regolamento dell’Unione Europea 2016/679 in materia di privacy (tutela dei dati personali delle persone fisiche). 

Alla luce di queste riflessioni, Professor Conte, Le chiediamo – quale Presidente del Consiglio dei Ministri – di valutare l’istanza di un sensibile approfondimento nell’agenda del Governo. La globalizzazione conferisce allo sport un ruolo di primo piano nella comunicazione e nella mediazione sociale. Nelle città plurali, sempre più multietniche ed interconfessionali, le associazioni sportive dilettantistiche anticipano le istituzioni tessendo reti di solidarietà, di partecipazione e di fair play. E’ un’incisiva azione che nasce dal basso superando le barriere di tutte le apartheid e bypassando la lentocrazia della politica che appare sempre più lontana dalla mission del dettato costituzionale e da quel senso alto della “comunità” recentemente richiamato dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Nel giugno 2017 il Capo dello Stato, intervenendo allo Stadio dei Marmi in occasione dell’incontro con i appresentanti del mondo sportivo, concludeva il suo discorso incentrato sulle valenze etiche, educative, formative e salutiste dello sport con un doveroso riconoscimento all’indimenticabile “Freccia del Sud”: “Questo stadio porta il nome di Pietro Mennea che è stato un grande simbolo dello sport italiano. Perchè è riuscito a raggiungere traguardi straordinari, partendo dal punto più lontano. E, pure quando ha
raggiunto la vetta, non ha mai dimenticato la responsabilità sociale del movimento sportivo”.

E’ importante sottolineare, Professor Conte, che il Suo conterraneo Pietro Mennea iniziò l’escalation sportiva a 14 anni nel G.S. AVIS Barletta, glorioso sodalizio di base fondato nell’estate del 1961. Un riferimento emblematico che conferma il ruolo sociale delle associazioni sportive dilettantistiche impegnate nella meritoria azione di imprinting valoriale per forgiare ed orientare i futuri cittadini
verso il podio vincente dello sport e della vita.

Le associazioni sportive dilettantistiche nascono per germinazione spontanea nelle grandi aree della sensibilità sociale. Costituiscono un considerevole patrimonio di idealità e di pragmatismo che opera in assoluta gratuità di servizio, lontano dalla liturgia mediatica dello show business, dal divismo televisivo, dal campionismo sponsorizzato. Non giunge mai sulle prime pagine dei quotidiani (compresi quelli sportivi) o sulle covers patinate dei rotocalchi aulici. Eppure è uno straordinario sensore che ascolta, interpreta e rappresenta le rapide trasformazioni della società complessa. La matrice identitaria del welfare sportivo consente a tutti di essere protagonisti. I riflettori  selettivi dei media si accendono “elitariamente “ soltanto sul podio dei vincitori mentre i riflettori dello sport sociale si spengono quando l’ultimo partecipante giunge al traguardo ansimando sui pedali.

I ritardi endemici delle istituzioni e delle amministrazioni locali spingono i sodalizi sportivi di base verso una palingenesi sostanziale: diventare associazioni-movimento per svolgere un’azione di sussidiarietà, di supplenza, di complementarietà al fine di colmare il gap sempre più profondo fra lo Stato e la società civile.

In questo senso – Professor Conte – l’ACSI è testimonial in prima linea con una progettualità eclettica che conferma la mission multiforme fra i gangli più sensibili della nostra contemporaneità: eventi sportivi nelle “banlieue” delle grandi conurbazioni dove vivono 15 milioni di invisibili abbandonati dallo Stato; progetto in sintonia con le politiche UE per la mobilità ecosostenibile al fine di ridurre le emissioni di CO2; campagna di prevenzione ergonomica nelle scuole e nelle famiglie; sport di squadra negli IPM
(Istituti Penali Minorili) per il reinserimento psicosociale; mobilitazione salutista contro patologie in allarmante espansione (obesità infantile, diabete giovanile, sedentarietà senile); sport senza barriere per consentire l’integrazione dei diversamente abili; turismo sportivo fenomeno emergente “glocal”; comunicazione etica contro l’imbarbarimento dei linguaggi nei media sportivi; sensibilizzazione per rivendicare la “gender parity” nello sport; karate nelle corsie di oncologia pediatrica per sostenere fisicamente e psicologicamente i giovanissimi degenti e le loro famiglie; informazione per i giovani quale antidoto contro le devianze (droga, alcolismo, violenza, bullismo, ecc.); attività motoria antiaging al fine di prevenire patologie degenerative come l’osteoporosi; sostegno alle figure sociali più vulnerabili; formazione sulla nuova antropologia sportiva per le future managerialità; corsi di protezione civile per condividere consapevolezza e responsabilità; ecc.

Le società sportive dilettantistiche sono dunque icone di emancipazione e di civiltà che interpretano lo sport come vocazione ecumenica, ammortizzatore sociale, sussulto di legalità e di valori nell’immaginario collettivo per rivendicare una migliore qualità della vita. Pertanto meritano di essere sostenute e tutelate a cominciare da uno snellimento delle procedure burocratiche che condizionano pesantemente le attività statutarie, sportive e sociali.  Fiduciosi – Professor Conte – nella Sua sensibile attenzione
Le esprimiamo sinceri auspici di proficuo lavoro per la crescita democratica del nostro Paese.