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Mondiali in Russia: chi può battere Pelè?

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I mondiali di calcio 2018 saranno dolorosamente senza l’Italia. E allora potrebbe funzionare come palliativo e antidoto alla vigilia dell’evento russo 2018 la riscoperta del calciatore che più indelebilmente ha legato il proprio nome a questa manifestazione. Esce al Salone del Libro di Torino la prima biografia italiana di Edson Arantes do Nascimento, in arte calcistica Pelé, l’attaccante capace di più di 1.200 gol in carriera ma, nel caso specifico, vincitore di tre edizioni del campionato negli anni racchiusi tra il 1958 e il 1970 con la sola esclusione del 1966. Pelé è l’uomo simbolo del Brasile nell’opera di Daniele Poto (Perrone editore, 186 pagine, 10 euro di costo) che non alimenta solo la leggenda dello scricciolo uscito dalla povertà per approdare a una consistente ricchezza. Si parla infatti del Brasile degli anni ’50, mettendolo in parallelo con l’Italia che usciva dal dopoguerra. Due nazioni che in anni più recenti hanno vissuto scandali deflagranti (Mani Pulite per l’Italia, l’arresto di Lula per il Brasile). E su un campo di calcio, vivendo la magica parabola del Santos, Pelé è spesso l’eversore delle speranze azzurre. Come nella finale mondiale del 1970 quando l’Italia, dopo la grande impresa sulla Germania (4-3 in un match interminabile) fu sovrastata dal Brasile per 4-1. E di Pelé si ricorda il magico gol in elevazione sovrastando Burgnich, di testa. Nel libro si torna sulla discussa rivalità tra Pelé e Maradona risolvendo inevitabilmente a favore del primo la leadership nella storia del calcio mondiale. Non solo per il calcio ma per i comportamenti nella vita di tutti i giorni. Anche Pelé non va comunque santificato e il libro è pronto a ricordare i suoi numerosi scivoloni come le numerose paternità fuori dal matrimonio e gli innumerevoli dissesti finanziari nelle sue attività imprenditoriali.