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Autorità

Un sistema in difficoltà. Reagire è la priorità

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Andrea Camporese, Presidente Inpgi, interviene su AnnuarioUssi.info per parlare dell’attuale situazione delle casse di previdenza dei giornalisti italiani. 

L’intero sistema di tutele e di protezioni professionali e sociali del giornalismo italiano vive un momento di grande difficoltà e pone alle istituzioni della categoria una sfida epocale.

Il 2014 si è chiuso con ulteriori risultati negativi su tutti gli indicatori fondamentali.  Giunti al sesto anno consecutivo di recessione, la preoccupazione non può che crescere, ma insieme ad essa è necessario formulare iniziative concrete, idee di futuro e politiche attive.

Prima di tutto il quadro. Quasi 700 posti di lavoro persi nei primi sei mesi del 2014, il bilancio finale dell’anno lo sapremo solo tra qualche mese, in coincidenza con l’approvazione dei bilanci. Un bilancio della gestione principale che gira verso il rosso, anche a causa dell’ulteriore calo della contribuzione, della riduzione sostanziale delle medie retributive, dell’aumento ulteriore del costo per ammortizzazione sociale. Una discesa che sembra infinita e che sta portando gravi difficoltà all’Istituto.

Certo esiste una importante consolazione: l’annata si chiuderà, grazie al rendimento del patrimonio e alle plusvalenze realizzate attraverso il conferimento al fondo immobiliare detenuto al 100 per cento dall’Inpgi, con qualche milione di euro di avanzo. Il fatto di non aver eroso le riserve, nonostante una crisi senza precedenti per durata e profondità, può renderci orgogliosi, allo stesso tempo non può non aprirci gli occhi di fronte ad una sfida enorme.

Il giornalismo italiano non sta cambiando, è già cambiato. A poco più di 16 mila colleghi dipendenti di azienda ne corrispondono altrettanti iscritti sia alla gestione principale che alla separata, altre decine di migliaia sono iscritti solo alla gestione separata per un totale che sfiora i 60 mila iscritti.

La trasversalità del lavoro appare plasticamente nel contesto previdenziale. Dalla rinnovazione contrattuale sono venute risposte importanti, ma sicuramente insufficienti sul piano dell’equilibrio dei conti dell’Inpgi. Chiuderemo il 2014 con una passività, nel rapporto tra contributi e prestazioni sommato allo squilibrio tra ciò che si incassa a sostegno degli ammortizzatori e ciò che si spende, di oltre 90 milioni di euro.

Per tappare questa falla in modo duraturo diventa assolutamente prioritario far tornare a crescere il mercato del lavoro. L’aliquota straordinaria a carico degli editori e a sostegno della socialità, l’aumento della contribuzione dell’1 per cento che scatterà il prossimo anno, il contributo del fondo per l’editoria sempre sugli ammortizzatori sociali e gli effetti previdenziali degli aumenti sui minimi, rappresentano ossigeno importante. Il lavoro svolto dalla Fnsi, nel confronto con la Fieg, e gli accordi raggiunti triangolarmente con l’Inpgi, permetteranno di ridurre quella pesante passività, non certo di azzerarla.

Se è vero che proprio nell’occhio del ciclone della recessione bisogna mettere in campo tutti i mezzi per ridurre la sofferenza dei colleghi e delle loro famiglie, è altrettanto vero che uno squilibrio di questa dimensione non può durare oltre un certo periodo se non si vuole intaccare in modo decisivo la tenuta del sistema.

Ecco che porsi un orizzonte triennale per riportare i conti almeno in pareggio diventa strategico. Un triennio per evitare interventi immediati molto pesanti, un triennio per dispiegare nuove negoziazioni. Gli sgravi per le nuove assunzioni a tempo determinato e indeterminato messi a disposizione con il provvedimento assunto dal Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Luca Lotti possono rappresentare una grande occasione. Sono sgravi importanti per le aziende, vanno colti fino in fondo.

Anche il tema della proprietà intellettuale, in alcuni casi una vera e propria rapina di contenuti giornalistici, è maturo per essere affrontato di petto con il Governo.

E poi il grande tema dell’aderenza dell’impianto contrattuale al mercato che abbiamo di fronte, alla legislazione in arrivo (jobs act) , alla dimensione e all’articolazione delle imprese editoriali.

Tutti elementi affidati alla Fnsi e alla Federazione degli Editori che tra pochi mesi si troveranno di fronte un nuovo appuntamento negoziale. Per quanto riguarda l’Inpgi i prossimi mesi saranno dedicati, nel Cda e in tutte le strutture statutarie, ad approfondire i capitoli di costo, a osservare l’impatto delle misure descritte, ad interrogarci sul prossimo triennio.

Nessuno pensa ovviamente di smantellare tutele e regole che hanno decenni di storia e che ci vedono di gran lunga più solidali rispetto a ciò che l’Inps riesce a mettere in campo. E poi non ragionare, nel confronto democratico, sull’aderenza dell’impianto di ammortizzazione ad una platea di giornalisti così varia sarebbe miope.

Il sistema della Casse privatizzate spende oltre 500 milioni di euro l’anno in welfare destinato al lavoro non dipendente. Anche noi possiamo e dobbiamo cominciare a dare risposta e quella parte del lavoro.