Article top AD

Nel disagio sociale della postmodernità – determinato dalle disuguaglianze, dalle marginalità, dal capitalismo selvaggio – occorre consorziare le sinergie delle sensibilità più evolute che operano con vocazione solidaristica sussidiando la lentocrazia delle istituzioni.
Si sviluppano dal basso – per germinazione spontanea – nuove espressioni di “consociazionismo” che svolgono consapevolmente e responsabilmente una mission verso le fasce più vulnerabili. Sono le avanguardie di una frontalità umanistica che condividono scelte valoriali nel legittimo rispetto delle reciproche autonomie.

Con queste motivazioni due storici protagonisti dell’associazionismo – l’ACSI e l’AVIS – avvertono il disagio ansimante del nostro Paese frustrato dal lockdown coatto, decidono di bypassare le diversità dei percorsi ed unificare la visione al fine di realizzare l’empowerment individuale e comunitario. Le peculiarità identitarie dell’ACSI (welfare sportivo) e dell’AVIS (cultura della donazione) si integrano nelle strategie operative dell’azione sociale (social action) e dello sviluppo inclusivo di comunità (community development).

La partnership ACSI – AVIS nasce sulla piattaforma di un assioma irrinunciabile: la centralità della persona costituisce uno dei cardini dell’ordinamento costituzionale del nostro Paese e pertanto il diritto al benessere psicofisico deve essere fruibile da tutti. Nel Piano Sanitario Nazionale si sottolinea la necessità di rivedere la strutturazione delle tutele a seguito dell’evoluzione della nuova domanda sociale conseguente all’innalzamento dell’età media della popolazione. Per garantire un maggiore livello di qualità e di opportunità occorre la razionalizzazione delle risorse e la loro destinazione più appropriata coinvolgendo le reti di cittadinanza in ruoli di “governance” attiva.

In quest’ottica l’ACSI e l’AVIS sono in prima linea con un considerevole background di esperienze pragmatiche vissute e partecipate dal basso. L’AVIS contribuisce ogni anno a raccogliere oltre 2 milioni di unità di sangue e suoi derivati, Fonda la sua attività sui principi della democrazia, della libera partecipazione sociale e sul volontariato, quale elemento centrale ed insostituibile di solidarietà umana. Vi aderiscono tutti coloro che hanno intenzione di donare volontariamente e anonimamente il proprio sangue, ma anche chi, non potendo fare donazioni per inidoneità, desideri collaborare gratuitamente a tutte le attività di promozione, di organizzazione e di proselitismo.

L’ACSI ha un consolidato e riconosciuto imprinting educativo, formativo, valoriale. Svolge un ruolo etico di antidoto salutista contro le patologie psicosociali (obesità infantile, diabete giovanile, sedentarietà senile, disabilità). Attraverso lo sport di base attua un’azione di prevenzione verso il target giovanile contro le devianze (tossicodipendenza, alcolismo, bullismo, depressione, ecc.). Gli operatori sportivi diventano anche mediatori sociali nelle periferie degradate dove presidiano gli spazi dell’aggregazione sociale strappando i giovanissimi dai tentacoli della microcriminalità.

L’ACSI e l’AVIS precorrono il nuovo protagonismo del welfare che sorgerà dopo la lunga incubazione pandemica. I sodalizi illuminati e lungimiranti consorzieranno le forze per ricucire le lacerazioni del nostro Paese lanciando all’immaginario collettivo un esaltante, straordinario messaggio di speranza civile.

Enrico Fora
Condirettore ACSI Magazine

Article bottom ad