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La Federazione Scacchistica Italiana (FSI) fu ufficialmente costituita il 20 settembre 1920  a Varese dove era stato organizzato il Congresso degli scacchisti italiani nell’ambito dei festeggiamenti per il 50° anniversario della riunificazione di Roma all’Italia. Il Congresso si svolse dal 18 al 20 settembre, una ‘tre giorni’ necessaria per definire lo Statuto e procedere con le votazioni per l’elezione del Presidente e del Consiglio Direttivo. Primo presidente fu Luigi Miliani, (Venezia, 1875-1944).

L’unione nazionale degli scacchisti iniziò come ‘federazione’, poi nel 1927 ci fu un cambio di denominazione per imposizione governativa: la FSI mutò la denominazione in ASI. – Associazione Scacchistica Italiana  (come già si era chiamata nel 1892, in occasione di uno dei primi tentativi di costituire un organismo nazionale) e con tale sigla (che verrà mantenuta fino alla fine della seconda guerra mondiale) il 24 febbraio 1928 entrò a pieno titolo nel neonato C.O.N.I.

Il riconoscimento come Federazione Sportiva fu dovuto all’inserimento degli scacchi tra le discipline in programma nell’Ottava Olimpiade moderna, disputata a Parigi nel 1924. Questo inserimento costituì in pratica il riconoscimento ufficiale degli scacchi come sport.

Gli scacchi furono inseriti nel programma dei Giochi Olimpici anche nel 1928.

Una data molto importante fu quella del 15 maggio 1930, quando l’Associazione Scacchistica Italiana venne eretta a Ente Morale: per gli scacchi fu un importante, utile e prestigioso riconoscimento.

Arriviamo al 1932, quando in vista dell’organizzazione della nuova edizione delle Olimpiadi il CIO fece una ‘revisione’ del programma e molti sport (per esempio tennis e calcio) vennero cancellati dalle Olimpiadi poiché i campioni più rappresentativi erano considerati ‘professionisti’;  il CIO decise che anche i giocatori di scacchi dovevano essere considerati ‘professionisti’ e quindi non potevano partecipare ai Giochi. Per cui nei Giochi Olimpici del 1932 gli scacchi non furono più inseriti.

Approfittando di questa decisione e dato che in base ai criteri del periodo mussoliniano gli scacchisti non erano considerati dei ‘veri sportivi’, nel 1934 la Associazione Scacchistica Italiana fu trasferita dal CONI all’OND – Opera Nazionale Dopolavoro.

Dopo la guerra, nel 1945, l’OND fu cancellato e nacque l’ENAL (Ente Nazionale Assistenza Lavoratori); gli scacchi tornarono alla dizione Federazione, ma – a sorpresa – non ci fu l’inserimento nell’ENAL; invece il 2 maggio 1946 la FSI fu inserita nell’ambito del Ministero della Pubblica Istruzione, il che provocò per alcuni anni seri problemi finanziari, che si risolsero solo nel 1960  sotto la presidenza del Conte Gian Carlo Dal Verme (fino ad allora grande mecenate insieme al predecessore Eugenio Szabados) quando finalmente la FSI fu ufficialmente associata all’ENAL, ricevendone i contributi.

Nel 1978, quanto l’ente fu chiuso, la FSI passò sotto il controllo diretto della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Poi finalmente, grazie alla meritoria opera dell’allora presidente Nicola Palladino, nell’estate del 1988 la FSI è (ri)entrata nel CONI come “disciplina sportiva associata”.

In questi primi anni del Terzo Millennio gli scacchi hanno assunto una posizione di sempre maggior prestigio nell’ambito del nostro massimo organo sportivo grazie alla presidenza di Gianpietro Pagnoncelli che celebrando i primi cento anni di vita della FSI concluderà il suo mandato.

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