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L’immaginario collettivo del nostro Paese – segregato dalla pandemia, vittimizzato dal virus persecutorio dell’infodemia, prostrato dalla recessione economica – ha celebrato mercoledì 2 giugno il 75° genetliaco della Repubblica Italiana.
E’ stato un trepidante ritorno alla normalità, un esaltante “the day after” che si contrapponeva al medioevo nucleare rappresentato dal cult movie catastrofista di Nicholas Meyer. Il nostro “giorno dopo” è stato, invece, catartico e liberatorio: il risveglio da una lunga incubazione pandemica che ha sgretolato i pilastri delle nostre “presunte” certezze.

Abbiamo fatto consapevolmente e responsabilmente “tabula rasa” di un’Italia ingessata da ritardi biblici e da problemi ormai cronici: partitocrazia parassitaria, burocrazia pachidermica, multinazionali predatorie, mafia tracimante, corruzione endemica, disuguaglianze sociali, giustizia ingiusta, evasione fiscale, ecosistema vandalizzato, media settari, tv lottizzate, università baronali, dissesto idrogeologico, periferie degradate, abusivismo edilizio, poteri occulti, corporazioni lobbistiche, ecc.

Il vituperato lockdown è stato “paradossalmente” uno shock terapeutico e salvifico. Eravamo immersi nel liquido amniotico di una matrix subdola che lentamente, inesorabilmente ci morfinizzava e schiavizzava ai livelli più infimi della qualità esistenziale. Siamo usciti dal tunnel letargico di una perversa omologazione, illuminati dal risveglio escatologico del nostro “sé superiore” che rivendica finalmente una rinascita etica ed una nemesi compensatrice.

Ora dobbiamo correre perchè il “climate clock” – che scandisce il tempo delle azioni urgenti per contenere l’aumento della temperatura media globale entro 1,5 gradi – è stato inaugurato sabato 5 giugno 2021 in occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente. Il countdown ci impone il dilemma shakespeariano che conduce ineluttabilmente al bivio (eutanasia o salvezza). I guerrieri della luce – così definiti da Paulo Coelho de Souza – dovranno combattere strenuamente contro le politiche suicide della dominant class obnubilata dal capitalismo cannibale.

Dobbiamo consorziare le forze per vincere la crociata del riscaldamento globale con le armi delle energie rinnovabili e della decarbonizzazione. L’immaginario collettivo ha scelto di vivere green, di attuare nuovi modelli di sviluppo, di condividere una visione lungimirante.

Lo sport di prossimità – storicamente radicato nel territorio – è il primo avamposto valoriale per ascoltare, interpretare e rappresentare l’emergente domanda di cambiamento epocale, di utopia sostenibile, di nuovo protagonismo dal basso.

Le associazioni sportive dilettantistiche abbracciano quotidianamente il nostro Paese coltivando i valori della partecipazione civile, dell’inclusione, della cittadinanza attiva, della coesione sociale, della qualità della vita: humus da cui germoglia l’empatia identitaria della “comunità solidale” richiamata spesso dal Primo Cittadino Sergio Mattarella.

Enrico Fora
Condirettore “ACSI Magazine”

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