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Lorenzo Sonego ha fatto la differenza. E’ andato a conquistare il titolo di campione Italiano assoluto crescendo turno dopo turno, fino a mettere tutta la differenza tra sé e gli altri che il suo n.46 nella classifica mondiale certificava già in partenza.

Ha ascoltato una versione toccante dell’inno di Mameli, voce e chitarra acustica, insieme al sindaco di Todi,  Antonino Ruggiano, all’assessore al Turismo e allo sport della Regione Umbria Paola Agabiti e al consigliere FIT Raimondo Ricci Bitti. E ha alzato il trofeo, ricevuto lo scudettino ricamato, ringraziato tutti.

Aveva rischiato tantissimo all’esordio contro il pugliese Andrea Pellegrino, n. 341 del mondo, contro il quale ha dovuto annullare tre match point consecutivi.

Ha passeggiato in finale (6-4 6-3), sia pure sotto il sole cocente, contro Andrea Arnaboldi, n. 282 del mondo, il giocatore tra i 32 del tabellone che meglio ha messo a frutto le doti di solidità sulla terra battuta, superando nei quarti di finale la seconda testa di serie, Federico Gaio, n.130 del mondo.

Il canturino, 32 anni, non è mai andato oltre il n.152 in classifica mondiale, ma vanta due qualificazioni per il tabellone principale al Roland Garros. E per ottenere quella del 2015 aveva battuto il record di durata di una partita due set su tre. Nel secondo turno delle ‘quali’ superò in fatti il francese Pierre-Hugues Herbert 6-4 3-6 27-25, in 4 ore e 30 minuti di gioco. Un primato assoluto per durata e numero di game, 71.

Questo per far capire che Arnaboldi è uno che non teme di duellare sulla lunga distanza sui campi rossi. Bisogna sfondare il suo gioco mancino.

Sonego, che pur nasce regolarista, crescendo si è dovuto trasformare in bomber per scalare la classifica professionistica. Un’evoluzione che passa da un servizio sempre più incisivo e da un atteggiamento sempre più votato a prendere il comando dello scambio, chiudendo il punto appena si ha la palla buona. Quello che fanno i top player.

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