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In previsione delle Olimpiadi di Tokyo, prima dell’arrivo del Covid-19, avevamo chiesto ad alcuni Campioni di parlarci del valore delle Olimpiadi per la loro storia personale.
I loro contributi sono stati pubblicati sull’edizione numero 22 dell’Annuario della Stampa Sportiva Italiana (USSI).
Ecco l’intervento di Luigi Busà, campione di assoluto valore mondiale nella specialità del kumite.

“Ero molto piccolo, avevo 3 anni. Io sono di Avola, un paesino in provincia di Siracusa, e mio papà, quasi per gioco, mi portò in una palestra: iniziai a gattonare sul tatami divertito da tutto quello che c’era intorno, non ci misi molto ad innamorarmi di questo sport. E come me, anche le mie sorelle.

Il Karate è oggi un lavoro per me, grazie al Centro Sportivo Carabinieri dove mi alleno quotidianamente. Sono riuscito a conquistare tante vittorie durante la mia carriera e tra le medaglie più importanti a livello internazionale ne ho vinte 12 europee e 5 mondiali. Il lavoro più duro è stato quello di confermarsi ogni volta in tutti questi anni, dovendo trovare sempre nuovi stimoli e la giusta  concentrazione per non perdere l’obiettivo.

Per ogni atleta partecipare alle Olimpiadi è un sogno che si coltiva fin da bambino. Un sogno che potrebbe coronare la mia splendida carriera sportiva, e visto che ho 33 anni, vincere una medaglia a Tokyo significherebbe chiudere con la vittoria più bella.

Per il Karate è la prima apparizione alle Olimpiadi e da karateka ho sempre dovuto immaginare quali emozioni si potessero provare nel parteciparvi o vincere. Ecco, adesso potrò viverle in prima persona, da protagonista e questo è lo stimolo più grande a far bene”.

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