Article top AD

di Alessandra Costante *

«La libertà di stampa è fondamentale per la nostra democrazia».

Il presidente Mattarella lo ha ribadito da ultimo lo scorso 5 marzo accogliendo al Quirinale i rappresentanti di Casagit per i 50 anni della Cassa. Se il Capo dello Stato ha avvertito, ancora una volta, l’esigenza di rimarcare un concetto che dovrebbe essere pacifico, ma (a quanto pare) tanto ovvio non è, significa che lo stato di salute dell’informazione in Italia è, quanto meno, preoccupante.

Preoccupa il clima che si respira attorno al giornalismo, tra azioni legali temerarie, minacce e aggressioni agli operatori dei media, addirittura il tentativo di alcuni governi di far inserire nel testo del Media Freedom Act – che il Parlamento europeo, mentre scrivo, si appresta a varare – un esplicito riferimento alla possibilità da parte degli Stati nazionali di spiare i giornalisti.

Ci sono i bavagli, vecchi e nuovi. C’è in discussione una riforma del reato di diffamazione con cui il Legislatore si appresta a sostituire la previsione del carcere con sanzioni economiche spropositate. Per non parlare della precarietà che caratterizza il lavoro di migliaia di colleghi, delle condizioni al limite della sostenibilità cui spesso sono costretti quanti hanno un lavoro stabile, delle retribuzioni falcidiate dal continuo ricorso a stati di crisi e ammortizzatori sociali.

Giochiamo la nostra partita con ai piedi la zavorra di un quadro normativo vecchio, inadeguato, se non penalizzante, che definisce il perimetro della professione.

E adesso all’orizzonte c’è una novità. Non si parla d’altro: l’intelligenza artificiale. Per qualcuno sarà la fine del giornalismo, per altri l’inizio di un modo nuovo di fare informazione.

La mia idea è che sia qualcosa con cui, innanzitutto, avremmo già dovuto iniziare a fare i conti, assieme agli editori. Potrà essere un’occasione, se saremo capaci di confrontarci nel modo giusto con le opportunità che offre e con i rischi che comporta.

Di certo è arrivato il momento di smetterla di giocare in difesa e di scommettere sul futuro della nostra professione e della società.

Se la libertà di stampa ha «un ruolo indispensabile che sta a cuore alle istituzioni», come ha detto il presidente della Repubblica, allora le istituzioni, parlamento e governo in testa, si facciano carico di creare l’ambiente sicuro e sostenibile necessario a far prosperare quel giornalismo etico e professionale oggi più che mai necessario a tutelare la democrazia.

La Fnsi, come sempre nella storia ultracentenaria del sindacato unitario dei giornalisti, è pronta a fare la propria parte.

* Segretaria Generale Fnsi

Article bottom ad