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E quindi anche l’ultimo, importante verdetto nazionale è arrivato: lo scudetto della pallacanestro torna in quella che è la sua residenza più frequentata, all’Olimpia di Milano, la società italiana più gloriosa e blasonata, che dopo una finale bellissima ha strappato il tricolore dalle canottiere della Virtus Bologna, prendendosi così la rivincita rispetto ad un anno fa.

Ci sono volute sei gare per stabilire chi dovesse fregiarsi del titolo 2021/22, e l’Olimpia ha meritato questa serie, ribaltando il fattore campo – che le Vu nere si erano conquistate nella stagione regolare – e mettendo a frutto quelle qualità che, nel complesso, ne facevano comunque la favorita: la profondità della rosa, la grande difesa, la maturità degli interpreti, le scelte offensive.

In effetti, scorrendo le sei partite di questa finale, mai si è davvero avuta l’impressione che la Virtus potesse comandare la serie: le due vittorie bolognesi sono apparse quasi casuali, vinte nel finale con la forza dei nervi e dalla volontà di non farsi sopraffare, e non figlie di una storia compiuta come invece i successi targati Olimpia.

La finale tra le due principali protagoniste della nostra pallacanestro, che – ricordiamolo – la prossima stagione faranno sventolare il tricolore in Eurolega, ha rappresentato anche il confronto tra due grandi tecnici. E ha trionfato, senza remissione, la grande duttilità di Ettore Messina sulla carica agonistica di Sergio Scariolo. Il tecnico ex Cska ha saputo gestire la sua truppa in modo sagace, utilizzando le rotazioni senza spremere eccessivamente nessuno dei ragazzi, facendo leva sia sulle migliori caratteristiche della squadra – la difesa e la presenza a rimbalzo, ad esempio – sia sui punti deboli avversari, che infatti sono apparsi a corto di idee e sempre più preda di un nervosismo al limite dell’isteria, come dimostrano gli eccessi verbali e agonistici di tutte le componenti, dai giocatori alla dirigenza, passando per la panchina.

Tra le Scarpette Rosse meritano un encomio particolare Shavon Shields, MVP della serie, a tratti immarcabile; Sergio “El Chacho” Rodríguez, leader visionario che l’Olimpia dovrà cercare di non perdere (come, purtroppo, sembra possibile); Nicolò Melli, oggi probabilmente il miglior giocatore italiano in attività, maturato a livelli stellari, capace di fare tutto, in attacco e in difesa; Kyle Hines, non a caso il più grande rimbalzista di ogni epoca in Eurolega, una piovra tentacolare che ha dominato sotto le plance. Ma come tralasciare la presenza di Gigi Datome, 23 punti in gara-6, o la capacità di rispondere “presente!” di Hall e di Grant, l’onnipresenza di Ben Bentil, la duttilità di Pippo Ricci e di Tommy Baldasso, la grande crescita di Paul Biligha proprio nel momento più importante?

Nella Virtus troppi tenori a corrente alternata, da uno stanco Teodosic (il più temuto) ad un opaco Weems, trascinatore un anno fa, da un Hackett lontano dalla sua abituale continuità a Jaiteh bello solo a fasi di gara,  da un Pajola pallida controfigura della grande sorpresa intravista fino alle Olimpiadi ad un Alibegovic mai in partita, da un Belinelli che non è riuscito – complice una difesa ferrea – a trovare i punti che la sua luminosa carriera ha dimostrato avere nelle mani ad un Nico Mannion colpevolmente trascurato in panchina e la cui fantasia avrebbe potuto forse dare quel poco di brio ad un attacco virtussino dai toni complessivamente dimessi e impiegatizi. L’unico ad esprimersi sempre ad alto livello, protagonista di duelli memorabili soprattutto con Nick Melli, è stato Shengelia: troppo poco e troppo solo per arginare la furia biancorossa.

Olimpia, quindi, campione d’Italia, per lo scudetto numero 29. Finisce con la festa iniziata al Forum di Assago, con Giorgio Armani (al suo quarto scudetto da presidente) nel cuore dei peana. Adesso bisogna guardarsi attorno: ci sarà una terza stella da conquistare ed un’Eurolega che rimane lontana dall’Italia ormai da troppi anni da onorare come nelle due ultime, ottime stagioni. Con le Vu nere, al ritorno nell’Europa principale, avversarie degne e irriducibili.

Senza dimenticare la Nazionale, che sotto la guida del neo selezionatore Gianmarco Pozzecco (fino a ieri sera numero due di Ettore Messina all’Olimpia) cercherà – proprio sul parquet del Forum di Assago – di dare continuità a questa nuova, interessante fase della pallacanestro nostrana, ricca di talenti in grado di spiccare il volo verso mete ancora non immaginabili.

Giuseppe Viscardi

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