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Il Panathlon Club Milano, presieduto da Filippo Grassia,  assiste con preoccupazione al dibattito in atto tra CIO, CONI e Governo Italiano avente ad oggetto la riforma dell’intero movimento sportivo (e quindi olimpico) nazionale.
Il Panathlon Club Milano tiene a essere parte attiva di questo dibattito aderendo al principio fondamentale di necessaria “autonomia responsabile” (di cui alla Risoluzione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite A/RES/69/6 dell’ottobre 2014) dei Comitati Olimpici Nazionali e delle Federazioni Sportive Nazionali nei confronti dell’Esecutivo e nei confronti dello Stato.

Ciò in virtù dei seguenti ineludibili principii:
– le organizzazioni sportive devono avere diritto ed obbligo di autonomia, per governance e per regole
– l’appartenenza dello Stato al movimento olimpico richiede il pieno rispetto della Carta Olimpica, e il ruolo del Comitato Olimpico Nazionale è quello di assicurarne localmente il rispetto
– gli organismi governativi non devono intraprendere azioni contrarie alla carta olimpica.

La legge n. 86/2019 (GU Serie Generale n.191 del 16/08/2019, entrata in vigore del provvedimento: 31/08/2019) ha delegato il Governo ad adottare, entro 12 mesi dalla data di entrata in vigore, uno o più decreti legislativi per il riordino del Comitato Olimpico Nazionale Italiano (CONI) e della disciplina di settore.

Di seguito, in sintesi, le criticità della Legge Delega che lederebbe in “parte qua” i principii della Carta Olimpica:
Art.1 comma 1: Il CONI non può essere “riorganizzato” che per propria determinazione, resa secondo Statuto ed in ottemperanza alla Carta Olimpica.
Art.1 comma 1 lettera d): Le aree relative alle attività del CONI e delle Federazioni Nazionali devono essere congiuntamente determinate tra gli stessi soggetti, in conformità alla Carta Olimpica ed agli Statuti delle rispettive organizzazioni internazionali.
Art.1 comma 1 lettera d): Il ruolo del CONI non deve essere limitato alle sole attività olimpiche.
Art.1 comma 1 lettera i): Le entità che compongono il CONI devono essere autonome e legalmente indipendenti, non solo rispetto al CONI ma anche rispetto al Governo.
Art.1 comma 1 lettera l): la previsione della legge delega “prevedere che l’articolazione territoriale del CONI sia riferita esclusivamente a funzioni di rappresentanza istituzionale” appare ingiustificatamente restrittiva delle competenze del CONI che – in ogni caso – possono essere fissate unicamente dal CONI stesso;
Art.1 comma 1 lettera m): la previsione della legge delega “m) provvedere al riordino della disciplina in materia di limiti al rinnovo dei mandati degli organi del CONI e degli enti di cui alla legge 11 gennaio 2018, n. 8, garantendo l’omogeneità della disciplina in relazione al computo degli stessi e prevedendo limiti allo svolgimento di più mandati consecutivi da parte del medesimo soggetto, stabilendo altresì un sistema di incompatibilità tra gli organi al fine di prevenire situazioni di conflitto di interessi”, lede la governance interna, deve essere autodeterminata dal CONI prendendo in considerazione i principii della good governance propri del Movimento Olimpico.

In data 19 novembre è stata circolarizzata una bozza del decreto legislativo attuativo della legge delega, che recepisce in una piccola parte – più formale e “di principio” che sostanziale – le osservazioni del CIO ma in sostanza, purtroppo, pare allargare ulteriormente la distanza.

Si segnalano alcuni passaggi autoesplicativi e si rimanda alla lettura del testo:
Art.9 “Il CONI è posto sotto la vigilanza del Presidente del Consiglio dei Ministri o di Altra Autorità Politica dallo stesso designata.”
Art.20 Vigilanza sul CONI
Art.23 “Entro 60 giorni dalla entrata in vigore del decreto legislativo attuativo il CONI deve adeguare il proprio statuto alle nuove disposizioni.”

Gli effetti evidenti di questa riforma mal disegnata così si possono sintetizzare:

1) Separazione eterodisposta del CONI, diviso tra Comitato Olimpico, indipendente, e Sport e Salute Spa, dipendente dall’esecutivo;

2) Proventi statali, già appannaggio del CONI, saranno ora suddivisi tra Sport e Salute (cui ne spetterà la maggior parte), che si occuperà degli organismi sportivi, di anti doping, di promozione sportiva e delle strutture territoriali e il CONI (per la minor parte) preposto a investirli precipuamente nella preparazione olimpica di alto livello e nella giustizia sportiva.

3) L’immediata perdita di funzioni oggi svolte da parte del CONI, sia a livello centrale che territoriale, senza che sia stata data indicazione su chi dovrà svolgerle (con particolare riferimento alla diffusione e alla promozione dello sport e dell’attività motoria, nonché della relativa impiantistica).

4) Molti aspetti della riforma risultano non armonizzati, vaghi, poco concreti, inutili e soprattutto non conformi alla Carta Olimpica, esponendo l’Italia al concreto rischio delle tipiche sanzioni del CIO, sia in chiave Tokyo 2021 sia (e sarebbe drammatico) in chiave Milano-Cortina 2026.

5) Imposizione di limiti ai mandati elettivi in ambito CONI
Ciò che non può non venire contestato è che non sembra trattarsi di “riordino”, ma di un vero e proprio ingiustificato declassamento di un simbolo del nostro paese, in violazione della Carta Olimpica. 

Panathlon Club Milano confida che tutte le forze politiche si adoperino per giungere senza ritardo alla più ampia convergenza su alcune linee d’indirizzo che consentirebbero all’Italia di permanere nel pieno rispetto del Comitato Olimpico Internazionale e ci eviterebbero il rischio di essere assoggettati a sanzioni che si appalesano, in ipotesi, come devastanti per l’intero movimento sportivo nazionale.

Nei limiti in cui la normativa delegante lo consenta, e salva ogni valutazione circa la sua modifica “a monte”, i decreti attuativi, e in particolare quello adottato ai sensi dell’art. 1 della stessa per il riordino del CONI, dovrebbero ispirarsi – a nostro sommesso avviso – a questi principi:

– esplicitare in modo netto la centralità del CONI ed il pieno rispetto della Carta Olimpica;

– circa le aree di attività di CONI e Federazioni andrebbe rimarcato, nel definire in modo congiunto le aree di attività, l’imprescindibile rispetto della Carta Olimpica e degli Statuti delle Organizzazioni Sportive internazionali coinvolte;

– va esplicitato chiaramente il sostegno alla piena autonomia gestionale di CONI, Federazioni ed Enti, e rimarcati l’assoggettamento e la necessaria armonizzazione delle Federazioni al Comitato Olimpico Nazionale;

– la governance del CONI va riveduta, prevedendo che anche le entità decentrate del CONI possano essere officiate di funzioni specificamente delegate dal CONI stesso;
con il riferimento alla disciplina dei mandati, l’intera materia deve essere per quanto possibile autodeterminata dal CONI secondo i principi della buona governance propri del Movimento Olimpico.

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