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«I controlli effettuati in occasione delle manifestazioni, rappresentano solo una parte dell’attività di contrasto al fenomeno del doping. Negli ultimi anni, si stanno rafforzando tali manovre anche lontano dalle rassegne: è ormai dimostrato che i maggiori successi si ottengono tenendo sotto stretto controllo la situazione sempre». La parola d’ordine della Federazione Ciclistica Italiana per contrastare l’annosa questione doping, dal comunicato, sembra essere “costanza”. Come trasmesso dall’organo, nel 2019 sono stati svolti ben 751 controlli totali, sia a livello nazionale che internazionale (per conto dell’Unione Ciclistica Internazionale): rispettivamente, le indagini nei Campionati Italiani sono state 261, mentre nell’altro caso 490.

Numeri piuttosto importanti, realizzati grazie all’impiego di ben 300.000 euro da parte della FCI. L’ente si pone l’obiettivo di intensificare ulteriormente l’operato nell’anno nuovo, aumentando i controlli a livello nazionale e regionale. Quelli internazionali dovrebbero calare leggermente, ma solo a causa del numero minore di competizioni.

Il ciclismo si conferma, tra gli sport che saranno presenti a Tokyo 2020, il secondo più controllato ed il quinto con la minore percentuale di anomalie rilevate. Nonostante ciò, il presidente della FCI Renato Di Rocco invita a non adagiarsi sugli allori: «I più recenti dati dicono che questa piaga incide comunque nel nostro sport al pari della maggior parte delle altre discipline». – ha dichiarato – «Si tratta di un fenomeno che inquina l’attività e mina la credibilità dello sport nel suo complesso: per questo, la Federazione continuerà ad essere paladina della lotta al doping, come lo è stata in passato con provvedimenti in alcuni casi duri e impopolari».

L’altra organizzazione tricolore che si occupa di controlli antidoping, Nado Italia (la quale agisce per conto della potente Agenzia Mondiale Antidoping), aveva invece rilasciato il 20 dicembre i numeri relativi al 2018.

Federico Sturlese

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