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Per un milione di euro investito nella promozione sportiva, se ne producono quasi 2 e mezzo di ritorno economico-sociale. Vale infatti 2,42 l’indice SROI – ossia, di ritorno sociale degli investimenti – di quanto promosso e investito dagli enti di promozione sportiva in Italia.
A rilevarlo è stato nei mesi scorsi il progetto di ricerca Riunisci – Valutare l’impatto sociale dello sport di base promosso dagli enti di promozione sportiva AiCS (a coordinamento del raggruppamento), ACSI, CSEN e LIBERTAS, e condotto con la collaborazione tecnica dell’Università degli Studi di Milano Bicocca e il finanziamento di Sport e Salute.

La ricerca ha permesso di indagare l’impatto sociale dello sport di base individuando i cambiamenti prodotti su persone e comunità sia in relazione agli indicatori di benessere equo e solidale (BES), sia in relazione agli obiettivi per lo sviluppo sostenibile (SDG) individuati dall’Agenda 2030.  Ma non solo: è riuscita a tradurre in euro i benefici prodotti, utilizzando come riferimento alcuni indicatori di valore in termini monetari, come il costo di una visita medica o un corso di formazione sulle abilità sociali, o ancora il costo medio della psicoterapia. Il tutto, condotto attraverso un sondaggio somministrato nei mesi scorsi a 6.300 persone tra uomini e donne che praticano sport, famiglie di ragazzi e ragazze adolescenti, allenatori e preparatori atletici.

Per noi enti di promozione sportiva l’autovalutazione è molto importante – commenta il presidente di AiCS Bruno Molea -: ci permette di  certificare il contributo che come enti diamo alle politiche pubbliche del Paese, orienta il nostro operato facendo in modo che si possa dare risposta efficace ai bisogni emergenti, dà conto alle autorità pubbliche della nostra capacità. Questa è la quarta ricerca in 6 anni che l’Associazione italiana cultura sport dedica all’impatto sociale dello sport di base e per la prima volta emerge forte come lo sport di base strutturato e promosso dagli enti di promozione sportiva rappresenti un valore sociale economicamente misurabile: impossibile non tenerne conto”.

L’impatto generato è stato misurato, sfruttando la piattaforma digitale di Open Impact, e utilizzando la metodologia SROI, che prevede appunto l’ottenimento di un indice dato dal rapporto tra l’impatto netto totale e l’investimento complessivo. L’indice SROI identificato dal processo di valutazione è quindi pari a 2,42, dettagliandosi nella generazione di valore sociale pari a 2.316.237,82 euro a fronte di un investimento stimato sul costo sostenuto dagli enti per il periodo di progetto pari a 957.041 euro.

Ma quali sono i benefici prodotti? Nel dettaglio: di quei 2 milioni e 316mila euro prodotti, circa 400mila euro valgono un aumento della consapevolezza sull’uguaglianza di genere – valore calcolato in base alle risposte ottenute dal campione intervistato e al costo medio di un corso di educazione alla differenza di genere che avrebbe valso lo stesso miglioramento di consapevolezza; circa 130mila euro valgono il miglioramento della salute e l’adozione di uno stile di vita sano – valore calcolato in base al costo medio di una visita medica e all’importo speso nello stesso periodo per una dieta sana; circa 1 milione e 300mila euro per il miglioramento delle cosiddette soft skill, le competenze trasversali – valore calcolato in base al costo medio per la psicoterapia e per un corso sulle abilità sociali; oltre 350mila euro valgono un aumento della consapevolezza dei bisogni delle persone con disabilità e delle categorie a rischio emarginazione – valore calcolato in base al costo di un corso di formazione sulle abilità interpersonali; e circa 125mila euro valgono l’aumento dello scambio interculturale – valore calcolato in base al costo di un corso di educazione interculturale. Insomma: per chi fa sport con gli enti di promozione sportiva, le competenze guadagnate e il miglioramento della propria vita in termini di salute e di socialità sono gratis.

I cambiamenti positivi prodotti nelle persone generano ovviamente anche impatti sulla comunità e, facendo riferimento all’Agenda 2030, gli obiettivi di sviluppo sostenibile a cui lo sport di base contribuisce sono certamente quelli di salute e benessere, uguaglianza di genere, riduzione delle disuguaglianze e costruzione di città sostenibili. Miglioramenti di vita di cui le persone che fanno sport sono ben consapevoli. La ricerca fa emergere come 7 allenatori su 10 conoscano tecniche di sport integrato, come per il 66% di loro lo sport di base offra uguali possibilità di allenamento per persone normodotate e per persone con disabilità, e come per l’83% di loro lo sport migliora l’apprendimento di valori educativi. Dunque, non solo sport di base come strumento di benessere fisico ma anche soprattutto come leva di socialità: l’85% degli atleti e delle atlete partecipa ad eventi ricreativi connessi alle attività sportive, l’82% dichiara l’assenza di linguaggio discriminatorio, più di 8 su 10 dichiarano un miglioramento del benessere mentale, l’84% delle famiglie intervistate dichiara di passare maggior tempo di qualità coi propri figli grazie allo sport, e il 66% – sempre grazie allo sport – ha partecipato a iniziative a vantaggio del proprio quartiere di residenza.

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