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«Lo stadio dei Marmi ora è aperto a tutti, i bambini corrono sulla pista di Jacobs». Ecco l’intervista tratta da QS a firma del collega Doriano Rabotti ripresa anche dal portale di Sport e Salute sull’importante tema del playground come spazi sportivi per la cittadinanza e in particolare per i giovani. 

Ieri era ospite della Terrazza a San Casciano dei Bagni, in Toscana, per un incontro sul rapporto tra i giovani e lo sport. È stata l’occasione per una riflessione sulla situazione del nostro sport con Diego Nepi Molineris, ad di Sport e Salute.

Nepi Molineris, dal vostro osservatorio si può dire che stia cambiando la cultura sportiva italiana, non più solo calcio

«Sicuramente oggi i giovani cercano emozioni ed esperienze per raggiungere una condivisione. Tutto si consuma in fretta e la soglia d’attenzione è sempre minore. O meglio hanno la testa su più cose contemporaneamente. E questo influenza anche la loro ricerca di svago e di sport. Non è un caso che molti giovani oggi pratichino 3×3 di pallacanestro, skate, arrampicata sportiva e parkour, discipline che fondono lo sport con la cultura urbana. Il calcio resta uno sport centrale, ma stanno crescendo altre discipline, scontato citare tennis e padel».

Che cosa guardano i giovani quando si scelgono i modelli? 

«Oggi i ragazzi per fare sport hanno bisogno di nuovi progetti che vadano incontro alle loro esigenze. Noi pensiamo che lo sport significhi creare nello spazio un’attività che permetta di muoversi divertendosi». 

Che impianti vi chiedono, praticanti e società sportive? 

«Sport e Salute agisce sia come stazione appaltante sia come centrale di committenza. E ad oggi i soggetti che si rivolgono a noi sono molteplici. A Caivano è stato il Governo ad incaricarci di ristrutturare il Centro Pino Daniele e ora lo stiamo gestendo insieme alle Fiamme Oro. C’è grandissima richiesta d’impianti, ma oggi ci stiamo orientando ad uno studio di fattibilità censendo tutta l’impiantistica italiana per promuovere un piano regolatore che aggreghi impianti sportivi tradizionali, oratori, palestre scolastiche e tutti gli infiniti spazi urbani non convenzionali. Quindi città con palestre a cielo aperto: ci stiamo orientando sempre più verso uno sport destrutturato. Per evitare un crollo del sistema sportivo tradizionale bisogna collaborare con il privato e attrarre tutti i tipi di sportivi». 

È vero che gli impianti sono il problema dello sport italiano? 

«La maggior parte è stata costruita tra gli anni ’50 e ’90, da un censimento risulta che 6.200 sono non funzionanti e 57 mai completati. Bisogna conoscere dove sono e in che stato versano per poter agire in maniera mirata. Ma Sport e Salute sta portando avanti un concetto diverso di impianti. L’idea è quella di costruire dei playground, contenitori creativi e valoriali capaci di attirare ed interagire con la Gen Z e tutti gli appassionati. Le due direttrici da seguire sono: Sport popolare e accessibile all’aperto come strumento di diffusione di sani stili di vita. E Cultura, arte e creatività come elementi fondanti delle comunità e del territorio».

 Gli europei di atletica sono stati un successo, con la pista azzurra piena di risultati azzurri. La prossima frontiera?

 «Vedere due volte il presidente della Repubblica Sergio Mattarella presente in tribuna o migliaia di tifosi riunirsi alla Fontana della Sfera come in una grande piazza significa non solo aver creato un evento di successo, ma qualcosa che va oltre. L’idea era quella di cambiare il concetto della fruizione dell’atletica offrendo un’esperienza immersiva, basti pensare alla pista dei salti costruita nella parte bassa della Tribuna Tevere. Prossima frontiera? II salto in alto al Centrale del Tennis». 

Che dati avete sull’uso pubblico dello Stadio dei Marmi? 

«È lo stadio più bello del mondo, chiaro esempio di palestra a cielo aperto. Un luogo unico e accessibile a tutti per 365 giorni all’anno. Oggi tantissimi bambini vengono a correre con l’emozione e la gioia di allenarsi sulla stessa pista dove neanche un mese fa si è allenato Marcel Jacobs». 

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