Il ciclismo azzurro su strada consegue la certezza di 9 carte olimpiche per Tokyo 2020. I criteri di qualificazione – vincolati all’ufficializzazione dei ranking – hanno certificato l’attribuzione all’Italia del numero massimo di posti disponibili in vista dei Giochi. Il regolamento prevede infatti la possibilità di poter contare su 5 atleti (per i Paesi classificati dal 1° al 6° posto in campo maschile) e su 4 atlete (per i Paesi dal 1° al 5° posto in
campo femminile). Le due Nazionali hanno acquisito il diritto in virtù del 2° posto complessivo in entrambi i ranking: gli uomini si sono piazzati alle spalle del Belgio, le donne dietro all’Olanda.

Il ciclismo azzurro aveva già ottenuto la certezza di un posto nella prova cronometro per il
bronzo vinto da Ganna nell’ultima rassegna iridata che conferiva il crisma della qualificazione olimpica ai primi 10. L’ACSI ritiene che questo lusinghiero prologo sia benaugurante per l’avventura olimpica azzurra. Andiamo a Tokyo con il background della nostra gloriosa epopea ciclistica su strada. Nell’immaginario collettivo restano indelebili le epiche gesta dei pionieri (Ottavio Bottecchia, Alfredo Binda, Costante Girardengo, Learco Guerra ed altri indimenticabili campioni del pedale). Le icone di mitici duelli (Gino Bartali e Fausto Coppi) evocano massacranti salite, fughe solitarie, strade dissestate dalla guerra, tubolari di ricambio a tracolla, enfasi della radio, cronaca dei cinegiornali in bianco e nero, fazioni deliranti dei “coppiani” e dei “bartaliani”.

Enrico Fora
Condirettore ACSI Magazine