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Verdetto pesante, anzi, pesantissimo, quello stabilito dall’Agenzia Mondiale Antidoping (WADA) nei confronti della Federazione Russia, accusata di falsificare i controlli sui suoi atleti con l’aggravante della recidività: il paese, forse, sarà infatti escluso per quattro anni da olimpiadi e mondiali, fatto che ne comprometterebbe la presenza a Tokyo 2020 e Pechino 2022. Gli sportivi “puliti” potrebbero comunque prendere parte alle competizioni in maniera neutrale e senza portare i colori della bandiera nazionale.

La sanzione più radicale della storia in questo campo, è stata presa all’unanimità dal Comitato Esecutivo della WADA e su di essa ha influito in modo decisivo il citato elemento recidività: la Russia non aveva potuto partecipare, per il medesimo motivo, alle Olimpiadi brasiliane del 2016, ai Mondiali d’atletica londinesi svoltisi nel 2017 ed, in ultimo, ai Giochi invernali di Pyeongchang 2018. La Rusada, adesso, ha ventuno giorni di tempo per presentare ricorso alla Corte internazionale dello sport (TAS).

Si discute della manipolazione di migliaia di dati, relativi ad almeno 145 atleti diversi, cancellati o manipolati. Nel caso in cui la squalifica venisse confermata, vi è incertezza sul mese di inizio del provvedimento: l’opzione più probabile è gennaio 2020, ma non si esclude la fissazione di una retrodata quale gennaio 2019, quando sono state riscontrate le irregolarità. Durissime le parole di Craig Reedie, presidente WADA, in merito alla situazione: «Il doping russo ha danneggiato lo sport pulito per troppo tempo, alla Russia è stata data ogni opportunità per ripulirlo, ma invece ha deciso di continuare a ingannare e negare». – sostiene – «Allo stesso tempo, preserva i diritti degli atleti russi, che possono dimostrare di non aver beneficiato di questi atti fraudolenti».

Non si è fatta attendere la reazione russa, anche da parte del primo ministro Dmitrij Medvedev: «Il fatto che queste decisioni continuino a ripetersi e che spesso siano applicabili agli atleti che sono già stati puniti, ovviamente fa pensare che ci sia una continuazione dell’isteria anti-russa. Fermo restando che, nella nostra comunità sportiva, esistono ancora notevoli problemi con il doping». 

La sanzione, eventualmente, non dovrebbe avere invece effetti sulla partecipazione ufficiale russa agli imminenti Europei di calcio, in quanto organizzati dalla UEFA, che però dopo il caso ha inevitabilmente drizzato le orecchie.

Federico Sturlese 

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