C’è un simbolismo potente nel conferire il Premio Internazionale Barsanti e Matteucci — dedicato agli inventori del motore a combustione interna — a chi, come Iveco, continua a farne evolvere la tecnologia in chiave sostenibile. Il riconoscimento, giunto alla XXIV edizione e assegnato dal Comune di Pietrasanta in collaborazione con Bosch e il Rotary Club Viareggio Versilia, ha premiato l’azienda italiana per la sua “eccellenza tecnologica e visione sostenibile” nel cinquantesimo anniversario del marchio. Un premio che vale come manifesto: il motore a scoppio non è morto, né morirà presto.
Il termico è parte del futuro
Nel corso della cerimonia, una tavola rotonda ha ribadito un concetto chiave: demonizzare il motore a combustione è un errore. Paolo Artemi (UIGA) e Andrea Silvuni (ANSA) hanno ricordato che la mobilità del futuro sarà certamente elettrica, ma non esclusivamente. Il motore termico, anzi, continua a reinventarsi: oggi è protagonista dei sistemi range extended, dove funge da generatore per alimentare le batterie dei veicoli elettrici, e delle nuove soluzioni multi-fuel, che integrano benzina, elettricità e gas GPL.
In parallelo, l’industria continua a migliorare l’efficienza: i recenti motori Euro 7 sviluppati da Bosch riducono drasticamente le emissioni di CO₂, dimostrando che il progresso tecnologico può rendere i propulsori tradizionali sempre più puliti.
Il Tour d’Europe: la prova su strada dei biocarburanti
Ma la dimostrazione più concreta è arrivata dall’esperimento del Tour d’Europe, organizzato da Iveco con cinque camion e undici automobili alimentati con diversi tipi di biocarburanti. In migliaia di chilometri e 289 rifornimenti certificati, i mezzi hanno percorso l’Europa verificando consumi ed emissioni reali. Il risultato? Una riduzione del 77% della CO₂ rispetto ai carburanti fossili tradizionali, valori comparabili a quelli dei veicoli elettrici a batteria. Il dato conferma che i biocarburanti di seconda generazione, prodotti da scarti agricoli e rifiuti organici, possono trasformare radicalmente l’impatto ambientale del trasporto pesante e leggero, senza attendere la completa elettrificazione del parco circolante. Sono una soluzione immediatamente disponibile, che non richiede nuove infrastrutture e che consente di valorizzare filiere industriali già operative in Europa.





















